Cercando di dormire

by on February 23rd, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Sono le tre del mattino. Non riesco a prendere sonno. Mi giro e rigiro nel letto litigando con il piumone. Il classico copriletto tedesco che non ho mai capito il perché è sempre troppo corto e da qualche parte non arriva mai con il risultato che mi sveglio con un senso di infreddolimento in qualche parte rimasta inevitabilmente scoperta. Fin da quando ero piccolo e mio padre mi portava a sciare con lui sulle Alpi mi chiedo questa cosa, ma a quanto pare ancora non vi ho trovato una risposta. Ma questa notte è diverso. Ci sto proprio litigando, Ogni volta che mi giro per la frenesia di cercare una posizione migliore per addormentarmi si raggomitola e intreccia costringendomi di conseguenza a manovre di disimpegno per ridargli un verso.
La mia mente nel frattempo è intenta a ripetere in un tedesco sempre migliore, almeno nella mia presunzione, tutto il corso di windsurf. La cosa non solo non mi aiuta ad addormentarmi, ma produce anzi l’effetto inverso stimolando il mio sistema nervoso e contribuendo gratuitamente alla mia insonnia.
Mi è rimasto un mese e poi mi troverò ad insegnare in tedesco. Questa cosa mi affascina tremendamente ed al tempo stesso mi spaventa, come tutte le cose nuove con cui bisogna misurarsi. Per la paura di sbagliare e non essere all’altezza mi ritrovo a studiare di giorno per ore intere ed a vaneggiare di notte parlando ad un ipotetico allievo a cui non riesco però a dare un volto.
Mi viene da ridere a dire il vero, perché penso a come mi sento: la tanta voglia che ho di ributtarmi in acqua, ormai divenuta incontrollabile per la troppa astinenza da windsurf, si unisce alla carica emotiva che mi ha spinto in questa nuova avventura. Ma certo che ritrovarsi a parlare con un apprendista surfista immaginario in piena notte inizia ad essere cosa da psicoanalisi!
Per questo ho deciso che è tutta colpa del piumone e del fatto che più mi giro più mi scopro… che dire, sempre meglio dello psicanalista che qui tra l’altro mi parlerebbe anche in tedesco e non riuscirei a capire neanche niente!
… Ovviamente la mia mente a questa ora della notte inizia a trasportarmi in interminabili voli pindarici.
È ora di riprovare a dormire anche perché tra poche ore, quattro per l’esattezza devo andare a scuola e domani la lezione ci vedrà impegnati nel fare la spesa… si proprio la spesa… perché solo per poter comprare delle fragole, bisogna prima imparare la parola “Die Erdbeerge” e dopo averla capita ed incastrata nella costruzione di una frase al contrario come funziona nella lingua tedesca, bisogna anche riuscire a pronunciarla in maniera tale che qualcuno nel supermercato ti capisca!
Che dire…vita da surfisti che devono anche imparare a comprare le fragole!

Share

dizionari e traduttori

by on February 21st, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Passare la giornata incollato al computer a studiare, tra quadernoni, dizionari, pennarelli colorati, fogli appesi in tutta la stanza come promemoria delle parole più difficili da ricordare è una sensazione che mi fa tornare ai tempi dell’università.
Pensare che studio così da gennaio e ne avrò ancora per un mese, mi fa riflettere su come nella vita l’unico vero modo per perseguire i proprio obiettivi sia applicarsi e non mollare mai.
Quando ho deciso di cambiare lavoro e quindi vita, avrei immaginato tutto, tranne di ritrovarmi un’altra volta chino sui libri. Eppure eccomi qua, convinto più che mai di voler imparare a tutti costi una lingua che mi inizia anche a piacere… e questo la dire lunga su come sono messo.
Oggi, nella pausa studio, ho disegnato un omino con tutti i nomi delle parti del corpo che mi serviranno quando insegnerò windsurf in tedesco. Riguardando il disegno adesso mi viene da ridere, perché è abbastanza ridicolo, ma svolge a pieno la sua funzione!
Guardo il mio computer e mi accorgo di avere contemporaneamente aperte sei pagine internet, quattro delle quali fra dizionari e traduttori e la quinta sempre pronta su wiktionary. La sesta la tengo di svago per quei momenti in cui il mio cuore di surfista reclama un po’ di adrenalina. Qualche video si windsurf a ricordarmi il perché sono qui a studiare ed il pensiero che a breve tornerò in acqua!
Vita da surfisti… che qualche volta sognano di planare seduti al computer…

Share

Ma io bevo…

by on February 18th, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Una perla per la rubrica “non dovrei raccontarlo ma…”
Ascoltando un dialogo fra due persone una ha domandato all’altra: “ma io bevo… e tu ti ubriachi??” della serie ma ci sei o ci fai? Bellissima!!! aahhahahahhaha
Vita da surfisti.

Share

il trappolone

by on February 9th, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Oggi a scuola c’è stato il party di benvenuto.
È lo stesso tutti i mesi quando ci sono i nuovi arrivi. Per me è il secondo e questa volta ovviamente l’ho vissuto in maniera diversa.
Ma la cosa divertente di questo buffet che la scuola offre a tutti gli studenti per dare il ben venuto è che nasconde un’insidia, quella che noi italiani hanno subito ribattezzato il “trappolone”.
In poche parole, “mimetizzate” tra gli studenti ci sono le ex insegnanti in pensione che vengono per dialogare con gli studenti e se inavvertitamente finisci nelle loro grinfie sei perduto…
La prima volta, capita la situazione, ce la siamo svignata subito, anche perché essendo al livello base non avremmo spiccicato una parola che una.
Meritevole di elogio l’uscita del mio coniquilino quando, al primo trappolone, vistosi alle strette ha esordito chiedendomi: ” come dico in tedesco che io sono quello che pulisce i bagni, cosi non mi chiedono niente e mi lasciano in pace??”. ahahhahahhaaha
Ma oggi ci siamo fatti coraggio ed io, con molto sangue freddo, mi sono fermato vicino al tavolo del buffet, solo ed indifeso, in attesa di finire nel trappolone.
Risultato: sono caduto nella rete di due signore gentilissime e sorridenti, che partendo da una domandina di ingresso facile facile mi hanno poi catapultato in un turbinio di conversazioni e frasi per lo più incomprensibili a cui ho cercato di tenere testa con tutto me stesso.
Molte volte ci sono riuscito, qualche volta ho dovuto abusare della loro pazienza facendomi ripetere frasi e parole allo sfinimento. Da evidenziare la loro stoicità: mai una volta che avessero mollato la “preda”!
Ad aggravare la cosa, il mio maldigola che non mi fa pronunciare correttamente tutte le parole tedesche con “CH” o solo con l’”H”. Considerando che già le pronunciavo in modo maccheronico quando godevo di piena salute, il risultato di oggi è stato a dir poco esilarante…
Ma come sempre accade nella vita, almeno nella mia, strane coincidenze ed incastri danno vita a situazioni fantastiche. Alla domanda sul perché abbia deciso di studiare il tedesco, parto con la solita storiella “una volta facevo l’avvocato… ma poi… oggi sono un istruttore di windsurf”. Peraltro ormai l’ho raccontata talmente tante volte anche in tedesco che la recito quasi a memoria.
Al che una delle due signore, anche un pò stupita dal mio racconto, mi dice che il marito è istruttore di windsurf, che ha una sua scuola e che anche lui collabora con la mia stessa federazione. Continuando a parlare mi dice che anche lui è stato in fiera due settimane fa e che sicuramente ci siamo incontrati. Il nome effettivamente non mi suona nuovo.
E’ incredibile come accadano certe coincidente nella vita, ed è altrettanto incredibile come io abbia capito tutte queste cose in tedesco, mentre la signora mi parlava a macchinetta.
Ci siamo lasciati con la promessa di riverderci in occasione nel prossimo “trappolone” e mi farà sapere se il marito si ricorda di me, almeno di viso, considerando che con i miei capelli non passo proprio inosservato. Per la cronaca, il prossimo trappolone è fra due giorni, perchè il buffet lo fanno una volta al mese, mentre il trappolone una volta scattato c’è quasi sempre!
A parte le battute, il trappolone è una gran cosa e serve molto per imparare e di questo va dato merito all’istituto. Rimane il fatto che dopo un’ora di trappolone ero più affaticato che dopo cinque ore di windsurf… mi quanto è dura imparare il tedesco!
aber… Deutsch macht spass! come dice il mio prof…
Vita da surfisti… che qualche volta cadono nel trappolone.

Share

70 anni

by on February 4th, 2012

70 anni
Follow my blog with Bloglovin
Oggi è un giorno speciale: è il compleanno del mio papà.
Compie 70 anni e mi verrebbe da dire scherzando, finalmente c’è arrivato… è da quando ne ha 50 che dice: “tra venti anni ne avrò 70!”
Mia mamma ha invitato i suoi amici a casa per una cena tutti insieme. Non so se riusciranno ad organizzarla per via della molta neve caduta, ma del resto festeggiare i compleanni sotto la neve nel mio paese d’infanzia dove vivono i miei genitori è normale, quando sei nato in inverno. Anche io da piccolo ricordo molti compleanni passati a fare a pallate di neve o cercando di costruire pupazzi di neve dalle sembianze quasi extraterrestri.
E come dimenticare quella volta in cui, insieme con un amico, sfidammo l’ignoto della colina vicino casa mia su di uno slittino. Superato il punto di non ritorno, quello che ci avevano detto di non oltrepassare perché poi era pericoloso, scendemmo per quasi un chilometro a tutta velocità l’intera collina, bianca ed immacolata, lasciando una scia che segnava perfettamente il nostro percorso, finendo poi nel fossato pieno d’acqua alle pendici. Fortunatamente il contadino che abitava nella casa affianco, vedendo la scena si incamminò immediatamente e, trovandoci una mezzoretta dopo indaffarati a cercare di tirar fuori lo slittino dal fossato e probabilmente incapaci di percorrere a ritroso a piedi l’intera collina ricoperta da mezzo metro di neve, ci prese sottobraccio, uno a destra e l’altro a sinistra, legandosi lo slittino su un polso. Ancora ho la scena in mente mentre guardo la lunga fila di passi nella neve profonda lasciati dal contadino, guardati da una visuale orizzontale, essendo trasportato tipo fagotto.
Quante volte mi sono chiesto se sarei mai riuscito da solo a ritornare indietro e quante volte ho pensato: “se qualcuno ti dice che c’è un pericolo, forse c’è realmente e magari invece di fregarsene sarebbe bene cercare di capire qual è”.
Mi sarebbe piaciuto festeggiare con i miei genitori il compleanno di mio padre, ma non potrò esserci. Sono lontano migliaia di chilometri e la situazione meteo in Italia al momento rende del tutto folle cercare di rientrare e spostarsi.
Nella nostra famiglia abbiamo sempre avuto la tradizione di festeggiare insieme tutte le ricorrenze e purtroppo proprio io, con la mia scelta di vita un po’ matta e vagabonda, probabilmente l’ho interrotta.
Non so quanti natali, pasque o compleanni passerò ancora a casa, o meglio chissà in quale parte del mondo cercheremo di incontrarci per festeggiare insieme.
So di aver fatto delle scelte e so che ci sono sempre prezzi da pagare: questo è uno di quelli. Soltanto la consapevolezza delle mie scelte e la serenità di sentire di fare la cosa giusta, mi danno la forza di superare questi momenti.
Quindi caro papà, anche se sono lontano, sappi che sarò li con te con il cuore questa sera.
Ti voglio bene e ti ringrazio di tutto.
Anche se ci vediamo poco e non sai mai di preciso cosa sto combinando e con chi, e spesso ti chiedi come mai ti sia uscito un figlio “surfista” a te che sei un “montanaro”, sappi che sono fiero di avere un papà come te e se oggi posso inseguire i miei sogni lo devo a te ed alla mamma.
Vi voglio bene.
Buon compleanno papà.

Share

il primo corso è finito

by on February 2nd, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Oggi è stato l’ultimo giorno di scuola per il nostro corso.
Ho superato il primo livello e la prossima settimana inizio con il secondo.
Da oggi fino a lunedì compreso sono in vacanza, se cos’ si può dire, ma devo comunque recuperare alcune cose lasciate indietro nei giorni della fiera.
Ho totalizzato 95 punti su 110. Avrei potuto fare meglio sicuramente, ma l’ultimo test mi è capitato il giorno dopo la chiusura della fiera e, tra stanchezza e poco tempo per studiare ho preso un voto leggermente inferiore rispetto ai test precedenti.
I saluti inevitabili per quelli che partiranno domani e la voglia di iniziare nuovamente la prossima settimana, con una nuova classe, nuove persone e quindi nuovi stimoli.
Oggi pomeriggio lo ho dedicato al divertimento puro, anche se a dire il vero, lo ho fatto anche ieri andando a sciare, ma come dicono dalle mie parti “quanno ce vò ce vò”
Con gli altri ragazzi optiamo per il pattinaggio sul ghiaccio. La città offre veramente di tutto ed a prezzi incredibili. Un pomeriggio a pattinare spendendo in tutto poco meno di sei euro, compreso il noleggio dei pattini.
Nessuna caduta fino all’ultimo, quando nel tentativo di evitare che una mia amica cadesse malamente, mentre pattinavamo insieme, ho cercato di tenerla ma alla fine sono finito a gambe all’aria anche io.
Un piccolo livido e tante risate in ricordo del bel pomeriggio e del primo mese di corso.
Vita da surfisti… che sciano e pattinano anche.

Share

ski indoor

by on January 31st, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Anche oggi a scuola come sempre, con le solite cinque ore da far passare, ma con la prospettiva di un pomeriggio diverso.
Ieri, passando in segreteria, vengo a sapere che fra le attività extra scolastiche della settimana si va a sciare.
Sul momento ci rimango un po’, perché non mi risulta che ci siano montagne ed impianti qui in zona.
Con totale naturalezza mi dicono che fuori città c’è un impianto da sci indoor!
Non ci credo! Spettacolo!
Appuntamento sotto la scuola alle 14.00. Partiamo solo in quattro perchè il costo di 45 €. ha spaventato i più: due ragazze brasiliane che non hanno mai sciato in vita loro, io ed il ragazzo che lavora a scuola che da un paio di anni va in snowboard.
Qualche fermata di treno, una tappa con l’autobus ed arriviamo in una struttura incredibile, tutta la coperto.
L’ingresso e l’esterno tradiscono un po’ la struttura all’interno, ma come varchiamo la porta d’ingresso ci ritroviamo immediatamente catapultati in uno scenario di montagna. Baretti in legno, negozi di sci e snowboard che affacciano direttamente sulle piste.
Due impianti di risalita, uno snowpark con tanto di rail e salti e la pista baby per imparare.
Maestri di sci, e la neve che cade, sparata da cannoni posizionati sul tetto.
Quasi da non crederci. Il gatto delle nevi posteggiato in cima alla pista, vicino alla seggiovia, tutto coperto di neve, rende la cosa ancora più realistica. Poster giganti sulle pareti laterali con disegnati scenari di montagna completano l’opera.
Affitto di tutta l’attrezzatura, persino la tuta da sci se serve, tutto gestito elettronicamente con una tesserina magnetica che ti serve per prendere il materiale e varcare i torelli all’ingresso della pista, in pieno stile impianto di risalita.
Un addetto mi fa salire su di una specie di bilancia elettronica che in me che non si dica mi misura numero di scarpone, altezza e peso. Il tastino per la regolazione delle mie capacità e mi ritrovo con sci e scarponi in mano già pronti all’uso.
Decido di iniziare a sciare con calma, è un po’ di tempo che non scio e quindi voglio andarci piano.
Ma ovviamente, tempo due discese, l’adrenalina in circolo ha la meglio ed inizio a forzare la mano.
Le due ragazze, nel frattempo provano a mettersi gli sci, ma non avendo preso il maestro, in un baleno finiscono tutte e due a gambe all’aria. Decido di dargli una mano, prima che si facciano male. Qualche nozione di base sulla tecnica dello spazzaneve e le tengo d’occhio giusto le prime discese per vedere cosa combinano. Anche l’atro ragazzo, vista la scena decide di fare lo stesso.
Dopo qualche incertezza inziale, le ragazze iniziano un po’ traballanti a scendere la pista baby. Decidiamo così di tornarcene sull’altra pista e, sorpresa delle sorprese, nel frattempo un maestro di sci ha posizionato i paletti per i suoi allievi! Evvaiiiiiii!
Il tempo di risalire in seggiovia e mi ci infilo subito. Nulla di particolarmente difficile, considerando anche la non eccessiva pendenza della pista, ma ottimi per passare il pomeriggio.
Tempo un’altra mezzora il maestro di sci, posiziona degli ulteriori paletti, bassi e morbidi da poter urtare senza paura, per imporre agli allievi di percorre un raggio di curva perfetto.
Bene bene, la cosa si fa ancora più divertente e tra una discesa e l’altra cercando di percorrere lo slalom sempre più veloce, arriva l’orario di rientro.
Non me ne sono neanche accorto, ma sono già passate 4 ore.
Una birra in “baita” dopo la sciata tutti e quattro insieme e ce ne torniamo a casa.
Un’esperienza divertentissima, per uno che pensava tutto tranne di farsi una sciata in città.
Vita da surfisti… che qualche volta sciano anche.

Share

la fiera è finita

by on January 29th, 2012

Follow my blog with Bloglovin
La fiera è finita.
Anche questa esperienza è passata.
È stata dura, soprattutto mentalmente, perché ritrovarsi al pubblico tutto il giorno dovendo parlare una lingua che conosco poco e soprattutto che fatico a capire è veramente impegnativo, ma sono sopravvissuto anche questa volta.
Un paio di volte mi sono chiesto chi me l’avesse fatto fare, ma ora sono contentissimo e soddisfatto: per averci provato, per aver dato il massimo, anche quando le mie quotazioni erano al minimo, per aver stappato tre birre invece di cambiare una t-shirt… o peggio ancora, ma soprattutto per aver vissuto al massimo tutti i giorni.
Il presidente della federazione, l’altra sera a cena, mi ha chiesto come mi sentissi dopo tutti questi giorni ed io con il mio solito entusiasmo ho detto “super”, perché alla fine ho vissuto facendo quello in cui credo.
Oggi pomeriggio, mentre smontavamo tutto, ho provato quel senso si malinconia tipica di quando si sta per lasciare qualcosa di bello e si inizia a pensare a come è stato e si cerca di rielaborare tutti i ricordi e le emozioni, ancora fresche.
Mi sono sempre piaciute le fiere: sono un luogo di incontro, di scambio di idee e pensieri, di opportunità di lavoro, ma anche solo di interazione. Adrenalina allo stato puro per uno come me. E vedere che tutti impacchettano frettolosamente le cose, per non perdere l’aereo o perché devono percorrere molta strada in auto e vogliono partire il prima possibile, un po’ mi rattrista, anche se sono contento per tutto quello che è stato e non vedo l’ora di potermi rilassare un po’.
Domani mattina ho l’ennesimo test a scuola, ma poi il pomeriggio spero di dedicarlo al nulla fare.
Ho proprio voglia di un pomeriggio di relax, ma ho anche voglia di ripartire al massimo con i miei progetti e con questa avventura tedesca che è solo all’inizio.
Ora però devo studiare un po’…
Vita da surfisti… sopravvissuti alla fiera e che devono fare nottata per studiare…

Share

SYF in Dusseldorf

by on January 26th, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Oggi è una di quelle giornate che, quando ero al lago, avevo battezzato SYF – Sailing into your future.
Mi sono svegliato con l’unica certezza di andare a scuola ma il resto della giornata è stata poi una rivelazione.
La mattinata è passata via velocemente, anche per colpa del secondo test di valutazione che ci ha tenuto impegnati per un bel po’.
Qualche sbadiglio nell’ultima ora, che ci sta tutto, poi di corsa in fiera.
La giornata è tranquillissima, quindi la prendiamo un po’ a divertirci tra noi, simulatori, qualche chiacchiera, un bel giro per la fiera in cerca della piscina con le barchine a vela radiotelecomandate.
Ovviamente dopo averla trovata, facciamo un test per provarle. Sono molto divertenti ed anche realistiche. Sia la randa che il fiocco sono regolabili, il bulbo sotto la chiglia permette grandi sbandate di bolina per poi farle raddrizzarle non appena si lascano le vele.
Il rientro al nostro padiglione, il solito giro di birre da offrire e poi la sorpresa: il party organizzato dalla fiera per gli espositori e non solo. Non ho con me altri vestiti che quelli che indosso, mentre in molti si sono portati il cambio. Io del resto non lo sapevo, soltanto un messaggino arrivatomi questa mattina mi anticipava qualcosa, ma non avevo idea di cosa mi aspettasse.
Fortunatamente molti surfisti, in pieno stile easy, si presentano al parti con l’abbigliamento da fiera, non essendo l’unico quindi ad essere così vestito.
Veniamo accolti nell’atrio del padiglione in cui è allestito il party da un gruppo di majorette bellissime che scendendo la scalinata che porta al piano superiore dando inizio alla festa.
Tutti ordinatamente, iniziamo a salire con le scale mobili, dopo aver mostrato l’invito alle hostess.
Il piano di sopra si apre in una moltitudine di sale che si uniscono e intersecano una con l’altra.
Ogni sala è allestita con scenografie differenti al cui interno ci sono cuochi di tutto il mondo che cucinano specialità tipiche. Il servizio è a buffet e si può girare liberamente scegliendo la nazione che si desidera “assaggiare”.
Una piantina dettagliata viene offerta ai tavoli come carta del menù per orientarsi in questo piccolo mondo.
Altre stanze ospitano concerti e spettacoli di intrattenimento vari.
Le sale sono tutte piene di persone che festosamente girano in cerca di curiosità da assaggiare, di amici con cui scambiare due chiacchiere, colleghi di lavoro e perché no persone nuove da conoscere.
Mi soffermo davanti al cuoco vietnamita che sta cucinando davanti agli occhi affascinati di una cinquantina di persone un piatto misto di carne, verdure e spaghetti di bambù.
Decido di iniziare da qui il mio viaggio culinario…
La serata è appena iniziata e già sono entusiasta.
Che dire… vita da surfisti

Share

C’ero quasi riuscito

by on January 23rd, 2012

Follow my blog with Bloglovin
Sveglia presto e scuola. Cinque ore passate un pò sbadigliando per la stanchezza accumulata nel weekend tra la fiera e qualche serata dopo cena a fare i compiti fino a tardi. Poi anche oggi di corsa in fiera.
La giornata è tranquilla rispetto al fine settimana, ho superato l’impatto iniziale e mi sto preparando sempre più sulle cose da dover dire alle persone che vengono a provare il simulatore.
Inizio da solo, perché gli altri sono tutti impegnati e mi ritrovo a gestire la situazione parlando un tedesco quasi comprensibile aiutato da qualche inglesismo qua e la.
Ma la cosa più bella è che sono riuscito a non fare figuracce!!!
Tutto soddisfatto , a metà pomeriggio, chiudo il simulatore per andare ad aiutare al baretto perché si inizia con l’aperitivo e mi gongolo pensando di avercela fatta, di aver gestito la situazione e di essere uscito indenne dalle solite mie figure…
Purtroppo ho cantato vittoria troppo presto. Al baretto arriva uno che mi riporta tre tazze vuote e mi chiede una cosa. Convinto di aver capito che volesse tre birre – non una, ma addirittura tre – le prendo tutto servizievole, le stappo e gliele porgo. Il tipo gentilissimo mi sorride e mi dice sempre in tedesco, “grazie per le tre birre, ma io volevo sapere se mi potevate cambiare la t-shirt con quella dell’altro colore”.
Ehm… che figura di m…..
E mi sono pure dovuto bere due birre perché il tipo ne ha presa una sola… hahahahahahahah, almeno erano gratis…. Hahahahahahah
Uff…c’ero quasi riuscito a non fare figuracce ed invece niente.
Tutto sconsolato racconto la scena ad una delle ragazze che lavora per la federazione che per consolarmi mi dice: “beh stai migliorando, oggi ne hai fatta una sola di figuraccia…”
Che dire…
Vita da surfisti… forse un po’ emigranti.

Share